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Venerdì 8 Maggio alle 17
Paul Cox
Pittore, graphic designer, autore di libri (apparentemente) per bambini, Paul Cox è un autore anomalo ed originale, che sfugge alle classificazioni.
Nato a Parigi, dove vive e lavora, alla fine degli anni ’50, in una famiglia fiammingo-olandese di musicisti, da sempre ha voluto essere un “pittore della domenica” nel senso di poter dipingere come se fosse sempre domenica e, come Dubuffet, di fare l’arte senza avere nulla a che fare con l’arte accademica.
Ha studiato Storia dell’Arte e Letteratura inglese, laureandosi con una tesi su Lawrence Sterne: l’uso di testo e immagini diagrammatiche e di composizioni tipografiche eccentriche nel Tristram Shandy è stato per Cox una rivelazione. In tutti i suoi lavori la chiave di lettura è sempre il rapporto con il linguaggio e con i codici comunicativi e con l’ironia idealmente vicino a quel Laboratorio di Letteratura Potenziale (Oulipo) che, fondato a Parigi nel 1960 (da Raymond Queneau, Georges Perec e Italo Calvino, tra gli altri), esplorava la potenzialità della lingua con il continuo obiettivo di produrre nuove forme e strutture per la letteratura.
Cox compone i suoi Exercises de style quando disegna le copertine per la casa discografica De Vive Voix o la serie di poster per l’Opéra di Nancy; gioca con la composizione casuale nel “Jeu de l’amour et du hasard” o nella “Dialectique psychogiographique” come faceva Queneau nel suo “Cent mille milliards de poèmes”; inventa un libro “Cependant…” (in italiano “Intanto… Il libro più corto del mondo” ed. Corraini, 2002), dove la rilegatura ad spirale metallica permette di iniziare da qualsiasi pagina, e ogni pagina riporta un’immagine di un evento che sta accadendo in quello stesso momento; disegna un alfabeto di 26 forme astratte che compone per descrivere degli animali in un volume che chiama “Animaux” e che in inglese viene bizzaramente tradotto con “Abstract alphabet”, che acquisisce la terza dimensione in legno dipinto nella scatola di “Sculptures Alphabetiques” per poi ingigantirsi e invadere lo spazio dell’atelier di Cox; compila un libro – “Ces Nains portent quoi??????” – con una semplice sequenza di oggetti che i sette Nani portano in regalo a Biancaneve cambiando l’ordine preordinato dei colori della stampa litografica producendo copie una diversa dall’altra.
Nel 2003 quando Cox decide di riassumere quindici anni di lavoro in un volume e in una mostra al Centre Pompidou di Parigi, il titolo non può che prendersi gioco del suo nome e giocare con i linguaggi: “Coxcodex 1”.
Nel 2006 ha disegnato le scene per il balletto “Amoveo” all’Opéra Garnier di Parigi, su musica di Philip Glass, coreografia di Benjamin Millepied e costumi di Marc Jacobs, e scene e costumi per “Petrushka” alla Geneva Opera nell’ottobre 2007. Nello stesso anno, il Lux National Theatre di Valence ha esposto una sua gigantesca installazione dal titolo “Method”.